martedì 17 giugno 2008

Parole

Da qualche giorno Biancaneve è a corto di parole. Il fatto è che Nanasette sta preparando l’esame di maturità, a cui deve portare una “mappa concettuale” su un argomento che poi sarà affrontato nel colloquio d’esame abbracciando tutte le materie. Nanasette ha scelto di trattare delle “parole che dicono e le parole che non dicono”, quelle cioè che racchiudono un contenuto e quelle che privilegiano la forma piuttosto che la sostanza. Il tema è diventato un tema “familiare”: se ne parla a tavola, si sparano titoli accattivanti, si consultano i Nani emigrati via mail, si scoprono brani di poesie che hanno attinenza con l’argomento, si scomoda il Creatore che ha fatto l’universo intero solo con un “fiat”. Insomma, abbiamo di che riflettere sul peso delle cose che diciamo (non per nulla la Scrittura dice che ci verrà chiesto conto della parola oziosa). Biancaneve soppesa le parole che lei e il Cacciatore hanno pronunziato il giorno del loro matrimonio, riflette sul fatto che quando si dice “hai la mia parola” si impegna l’onore della persona tutta intera, sulla difficoltà che oggi abbiamo a comunicare in modo autentico nonstante l’abbondanza di mezzi per farlo: le parole sono capriole, direbbe Samuele Bersani. E intanto ha scoperto che fare le mappe concettuali è un grosso aiuto a mettere ordine fra le cose che uno pensa e vuole dire: se i prossimi post saranno più pregni si capirà perché.

4 commenti:

isabel ha detto...

W gli esami di maturità!

Anonimo ha detto...

...questione di punti di vista!
Nanasette

Anonimo ha detto...

In bocca al lupo per l'esame!

Russolo

Anonimo ha detto...

Domandarono a Confucio: "Dove cominceresti se dovessi governareil popolo?".
"Migliorerei l'uso del linguaggio", rispose il maestro. Gli ascoltatori rimasero sorpresi: "Ma non c'entra con la nostra domanda", dissero, "che significa migliorare l'uso del linguaggio?". E Confucio rospose: "Se il linguaggio non è preciso, ciò che si dice non è ciò che si pensa; e se ciò che si dice non è ciò che si pensa, le opere rimangono irrealizzate; ma se non si realizzano le opere, non progredira la morale nè l'arte; e se arte e morale non progrediscono la giustizia non sarà giusta, la nazione non conoscera il fondamento su cui si fonda e il fine a cui tende. Non si tolleri perciò alcun arbitrio nelle parole. Ecco il problema primo e fondamentale".

Da "Elogio del silenzio e della parola" di Massimo Baldini (semiologo e mio prof.).

Il libro è anche su internet per la consultazione (basta cercare su google).

Un abbraccio.